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lunedì 9 gennaio 2017

UGO BELLOCCHI E IL PRIMO TRICOLORE: IL RICORDO DELLA FIGLIA LISA

"Mio padre ha amato tantissimo la sua città. 
Sono certa che il suo nome rimarrà nel tempo".

Intervista a Lisa Bellocchi, figlia del più illustre studioso del Tricolore


In occasione del 220° anniversario del Primo Tricolore, si sono tenuti a Reggio Emilia grandi festeggiamenti, che hanno visto anche la presenza del Presidente della Repubblica Mattarella.
Una bella e commovente intervista è stata rilasciata a Stefania Ferrari da parte di Lisa Bellocchi, figlia di Ugo Bellocchi, giornalista, storico e studioso al quale, grazie alle sue lunghissime e dettagliate ricerche,  si deve la paternità reggiana della bandiera nazionale.



Foto di GIAN DOMENICO SILVESTRONE https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10211628821625905&set=a.10211628646981539.1073741927.1527194182&type=3&theater 

Si è da poco festeggiato l'anniversario del Primo Tricolore che, grazie agli studi e all'interessamento di tuo padre Ugo, è stato provato nato a Reggio.

Le celebrazioni del 7 gennaio, occupano, ovviamente, un posto speciale nel mio cuore. Ricordo con particolare emozione la cerimonia del 2011, con il presidente Giorgio Napolitano, in occasione del 150° anniversario della Bandiera. Fu la penultima uscita pubblica di mio padre. L’ultima fu il 5 febbraio, quando, nella Sala del Tricolore, gli fu consegnata la Targa Graziano Udovisi dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Pochi mesi dopo, il 17 luglio dello stesso 2011, mio padre morì”.

I festeggiamenti in onore della bandiera, credi abbiano sino ad ora rispecchiato il suo significato o è stata una ricorrenza lontana dalla gente? Credi che tuo padre ne sarebbe soddisfatto? Tu lo sei?

Il “rating” dei festeggiamenti del Tricolore è stato spesso altalenante, per motivazioni partitiche che in nulla avrebbero dovuto interferire con un evento che riguarda tutto il popolo italiano. Ricordo la soddisfazione di mio padre quando il compianto presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi riattivò un certo orgoglio nazionale per la Bandiera, poi spesso esibita con entusiasmo in occasione di successi sportivi. Credo che questo “sdoganamento” della Bandiera abbia reso più popolari e partecipate anche le cerimonie reggiane. La presenza del Presidente Mattarella il 7 gennaio 2017 sarebbe stata per mio padre una ragione di gioia ed un implicito, trasversale riconoscimento ai suoi lunghi anni di studio sul Tricolore. Per questo non posso che esserne contenta”.

Quest'anno c'è stata la novità di una bandiera lunga 1.797 metri, come l'anno in cui è nata. Questo potrà risvegliare il senso di appartenenza della città a questo simbolo?

'Nemo propheta in Patria' diceva già Gesù nei Vangeli e negli ultimi duemila anni l’uomo non è poi tanto cambiato. C’è gente che fa centinaia di chilometri per vedere una mostra lontana e magari non ha mai visitato i musei della propria città… Quella attuale è una civiltà che privilegia l’immagine, perciò la vista di una Bandiera lunga quasi due chilometri è stata sicuramente di grande impatto e potrà sollecitare anche molti reggiani a studiare (finalmente!) la storia del Tricolore”.

Visto il lavoro, gli studi e il legame con Reggio di tuo padre, credi che la città sia stata riconoscente, o ne abbia sottovalutato l'operato?

Mio padre ha amato tantissimo la sua città, rifiutando proposte di lavoro estremamente lusinghiere ma che lo avrebbero costretto a trasferirsi. A Reggio ha incardinato la sua attività come fondatore di Carlino Reggio, come direttore della Biblioteca Civica Popolare, come fondatore dell’Associazione Gino Bedeschi e del Centro Studi sul Dialetto di Albinea, come presidente della Deputazione di Storia Patria… La quantità e la qualità delle sue pubblicazioni, non solo di argomento reggiano, ne fanno certamente uno studioso di elevata statura a livello internazionale. Sono certa che il suo nome rimarrà nel tempo. Forse molto del tantissimo che lui ha fatto, studiato e scritto non è ancora stato compiutamente apprezzato”.

Sei al corrente che è stata fatta una proposta per intitolargli una via?

Mi auguro che al più presto venga dedicata una via a Ugo Bellocchi. So che, poco dopo la sua scomparsa, la proposta era stata presentata formalmente, ma purtroppo non mi risulta che finora si sia concretizzata. Nel frattempo, però, gli sono state intitolate la Sala studio manoscritti della Biblioteca Panizzi di Reggio e la Sala studio della Biblioteca comunale di Albinea, le due istituzioni cui ho donato gli oltre 11.000 volumi che costituivano la biblioteca di mio padre”.

Sei rimasta in contatto con il Comitato primo Tricolore?

So che il Comitato da sempre porta avanti lodevoli iniziative a favore della conoscenza del Tricolore, ma attualmente i miei impegni professionali e l’incarico di vice presidente di ENAJ, il network europeo dei giornalisti agricoli, mi tengono impegnata su altri fronti”.

(Stefania Ferrari)




DIMENTICATA LA FIGURA DI BELLOCCHI? 
IL MISTERO DELLA RICHIESTA  "PERDUTA"
 DELL'INTITOLAZIONE DI UNA VIA

Se la storia reggiana può vantare anche la genesi del Tricolore, lo deve soprattutto alla figura di Ugo Bellocchi, giornalista, docente, storiografo e ricercatore illustre. Quest'anno verrà inaugurato il Museo del Tricolore e al suo contributo è stato fatto accenno in una delle sale e nei pieghevoli informativi ma, pare, non nei comunicati ufficiali. Per sottolineare il suo operato, si è mobilitato, già da alcuni anni, Giacomo Giovannini, vicepresidente di Alleanza Civica, con la richiesta di intitolare una via all'insigne reggiano.
“Bisognerebbe attendere almeno dieci anni dalla morte”, ha detto Giovannini. “Ma so che per altri personaggi è stata fatta eccezione. Si potrebbe fare anche per Bellocchi. Bisogna dare il necessario riconoscimento al suo lavoro”.
In una lettera, inviata anche al Carlino, Giovannini sottolinea come “ chiedemmo a più riprese nelle sedi istituzionali locali, all’allora Sindaco Delrio e poi con un voto unanime del Consiglio comunale, l’intitolazione di una strada”. Richiesta che però, spiega sempre nella lettera, “non ha trovato ancora risposta perché pare proprio che quella per il Professore si sia “persa” nelle stanze municipali”.
(Stefania Ferrari)
Articolo pubblicato su Carlino Reggio del 6/01/17


mercoledì 21 settembre 2016

NEI BUNKER DELLE ARMI SEGRETE DEL FÜHRER


Una fabbrica nascosta nel cuore di una montagna



Una esplorazione tra brivido e avventura, tra storia e archeologia industriale. Verso un mondo sotterraneo.
Siamo entrati nei tunnel segreti dove durante la II Guerra mondiale si fabbricava componentistica per l'esercito di Hitler. E forse - aggiunge sibillino qualcuno - anche parti destinate alle armi sperimentali, con cui i nazisti volevano ribaltare l'esito del conflitto.
Siamo a Costozza (Vicenza), nei Colli Berici. Alle nostre spalle il paese avvolto dal sole. Davanti a noi si spalanca invece un abisso di tenebra e roccia.



La spedizione è composta dal cameraman Andrea Boni, dal giornalista Massimo Tassi e da Pier Guido Segna, la cui famiglia è proprietaria di una parte delle grotte.
Nei cunicoli, tra il 1943 e il 1945, erano collocati macchinari di Officine Reggiane, Alfa Romeo, Isotta Fraschini, Fiat, Ducati e Siemens. La dotazione industriale era stata trasferita in modo che sfuggisse alle incursioni aeree degli Alleati. In precedenza le grotte erano state utilizzate come cave di pietra.
I tedeschi indicavano il luogo con un nome in codice: “Officina C, Saibling”.
Gli Alleati vennero a conoscenza della fabbrica che produceva per Junkers e Messerschmitt: lo dimostra un dossier segreto. Tuttavia non riuscirono a colpire l'impianto, ricavato all'interno della montagna, dove erano stati anche ricavati spazi per cinema, chiesa, dormitori, mensa, come attestano rare foto d'epoca.



Le tenebre ci avvolgono. Ci troviamo in un labirinto. “Si tratta probabilmente di centinaia di chilometri di gallerie, che percorrono l'intera montagna”, dice Segna. E' impressionante pensare che qui lavorassero centinaia di persone. Erano in scacco dei tedeschi: i cunicoli erano minati. E così pure il paese.
Gli occhi si abituano all'oscurità. E con l'aiuto delle torce troviamo segni concreti della presenza dei lavoratori o dei soldati: sulle pareti ci sono nomi e date.
La fine dei tunnel di guerra arrivò nel '45, con l'avanzata degli Alleati e il ritiro dei tedeschi verso il Brennero. Ma più di settant'anni dopo, i cunicoli avvolti dalle tenebre custodiscono ancora molti enigmi.
Testo di Massimo Tassi, proposto in forma diversa dal quotidiano Il Resto del Carlino-Carlino Reggio (21/9/2016). Foto di Andrea Boni e Massimo Tassi. Si ringrazia la famiglia Segna.




martedì 20 settembre 2016

"TESTA DEL DIAVOLO": SCULTURA CELTICA?


"TESTA DEL DIAVOLO": 

MISTERO CELTICO?

Antica scultura apre il dibattito




Ha un nome che mette i brividi e si rivela come un mistero la cui soluzione potrebbe catapultarci sino agli abissi del tempo, alle usanze degli antichi abitanti dell'Appennino Tosco-Emiliano.
Viene chiamata la “TESTA DEL DIAVOLO" e secondo gli studiosi si tratta di una scultura molto antica. Si trova a Crovara, piccola località nel territorio di Vetto (Reggio Emilia), sulle montagne che dominano il torrente Enza.
Un enigma di pietra che ammicca a lato degli scalini della chiesa di San Giorgio, a ridosso di una rupe che conserva i resti di un castello medievale, luogo frequentato da escursionisti e gitanti.
Solo i più attenti notano però la strana figura che ha attirato l'attenzione degli studiosi, per aprire un clamoroso scenario storico.
E' sicuramente molto antica, forse risale a duemila anni fa, realizzata dalle popolazioni che abitavano la zona appenninica di cui parla anche Tito Livio, potrebbe essere un retaggio delle teste che facevano LIGURI e CELTI”, rivela Adolfo Zannoni, esperto di simbolismo delle religioni antiche.
La scultura rappresenta un volto, scolpito nella pietra arenaria. Sembra fissarci, magnetico. Spostandoci, pare che strizzi un occhio, ammiccando. La bocca sembra contorta in una smorfia. Forse si tratta di uno scherzo dell'immaginazione o dell'intensa luce di un pomeriggio estivo. O forse dell'abilità dello sconosciuto artista.
Però potrebbe anche risalire all'inizio del medioevo, realizzata dai montanari che guardavano a quelle sculture a forma di testa che erano ancora presenti nella zona”, aggiunge Zannoni, portandoci a spasso nel tempo.
La “TESTA DEL DIAVOLO” non era inserita nella chiesa. E' stata collocata negli anni '70, quando il parroco di allora l'ha trovata nella vicina area della Rocca. La tradizione la considera “apotropaica”, allontanerebbe gli influssi negativi. Il nome popolare potrebbe derivare dalle orecchie molto marcate, che ricordano le corna di un demone o di una divinità.
C'è chi parla di CERUMNO, che per i Celti aveva sembianze umane e corna di cervo al posto delle orecchie.
Le ipotesi sono varie e suggestive, con una certezza: è antichissima. E necessita di essere preservata dagli agenti atmosferici, destinati a sgretolare l'arenaria, con il rischio che questa testimonianza sulle antiche genti vada perduta.
Testo di Massimo TASSI, proposto in forma sensibilmente diversa anche dal quotidiano Il Resto del Carlino-Carlino Reggio.

Come spesso accade, anche I Giardini di Afrodisia erano presenti grazie alla partecipazione della nostra inviata Stefania Ferrari, all'interno della spedizione esplorativa, guidata appunto da Massimo Tassi.

giovedì 26 novembre 2015

"PRIMA DELLA PAROLA" di FRANCO BONETTI - Anche l'arte contro il terrorismo


UN ARTISTA REGGIANO, FRANCO BONETTI,  A NIZZA CON UNA MOSTRA QUALE TESTIMONIANZA DI IMPEGNO CONTRO IL TERRORISMO



Franco Bonetti ha portato una serie di opere riunita in una esposizione dal titolo "Prima della parola" a Nizza, nella sede centrale della Caisse d'èpargne della Costra Azzurra.
In una intervista rilasciata a Massimo Tassi e pubblicata il 25 novembre 2015 sulle pagine di Carlino Reggio, l'artista sottolinea: "Si tratta di un momento delicato, non è possibile rimanere indifferenti, senza esitare, è importante esserci nel segno dell'arte, vicino a chi è stato colpito dal terrorismo. L'artista deve allora essere impegnato, lucido testimone". La mostra francese sarà inaugurata il 2 dicembre. Nel frattempo, il giorno 1 dicembre, a Montalto di Vezzano (RE), una sua opera verrà messa a disposizione per scopi benefici durante una serata nel locale ristorante Venturi, organizzata dalla Polisportiva Montalto.

lunedì 17 febbraio 2014

I TEMPLARI A REGGIO PER PROGETTO MISTERO - Il percorso culrurale di Yorick si arricchisce con i monaci-cavalieri

I TEMPLARI oltrepassano la dimensione spazio-temporale per cavalcare nei feudi di YORICK. Chissà, forse guardando con curiosità al percorso culturale "PROGETTO MISTERO2: X-FILES REGGIANI". Lo spunto arriva da una serata tematica svoltasi nei giorni scorsi ad Albinea su iniziativa del Gruppo archeologico albinetano: "TEMPLARI: MISTERI, VERITA', PRESENZA STORICA NEL TERRITORIO REGGIANO". 

In vista dell''incontro, Massimo TASSI, l'ideatore di "Progetto Mistero", aveva infatti intervistato il relatore, Mauro Giorgio FERRETTI, magister dell'associazione Cavalieri Templari Cattolici d'Italia. Una conversazione che fornisce molti spunti per i creativi che partecipano agli X-Files di Yorick. Un sunto è stato proposto su "Il Resto del Carlino-Carlino Reggio" (11/2/2014, pag. 16).

Nei prossimi giorni RIVELEREMO il NOME DELL'ARTISTA che metterà su carta verità storica e misteri dei Templari rispetto al territorio reggiano. Per il momento, anticipiamo che si tratta di un creativo di consolidata esperienza, che ha già viaggiato nella geografia della fantasia, così come nel mondo dello sport e della letteratura.
Ma ora concentriamoci su "TEMPLARI: misteri, verità, presenza storica nel territorio reggiano", sunto del dialogo fra Mauro Giorgio Ferretti e Massimo Tassi.

NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO è uno degli argomenti che immediatamente richiama il MEDIOEVO, con la sua componente storica che spesso cinematografia e narrativa hanno liberamente ripreso per dare libero sfogo alle fantasie più sfrenate. Si tratta dei TEMPLARI, di cui abbiamo parlato con Mauro Giorgio FERRETTI, relatore dell'incontro "Templari: misteri, verità, presenza storica nel territorio reggiano", organizzato dal GRUPPO ARCHEOLOGICO ALBINETANO con il coordinamento di Gabriella Gandolfi.
Un'opportunità che può contribuire a fare luce sugli enigmi e sui luoghi a noi vicini legati al celebre ORDINE MONASTICO-CAVALLERESCO.

Massimo TASSI - Ferretti, perché l'incontro di stasera?
Mauro Giorgio FERRETTI - "Tutti chiamano in causa questi monaci-cavalieri, soprattutto cinema e romanzi. Così con questa serata si è voluto contribuire ripristinare la verità sui Templari, monaci con la licenza delle armi grazie all'appoggio del loro mentore Bernardo di Chiaravalle".

MT- E cosa se ne facevano delle armi?
MG F- "Erano per la difesa dei pellegrini, oppure dei deboli, come anziani o bambini. E comunque non dimentichiamo che il loro statuto impediva di impugnarle contro altri cristiani. E' per questo che non hanno potuto opporsi al momento dell'arresto".

MT- Ecco, siamo arrivati al crepuscolo dei Templari: cosa accadde?
MGF - "Il periodo dei Templari va dal 1119 al 1314, anno in cui furono messi al rogo in Francia ad opera del re Filippo il Bello, che mirava ai loro beni. Per arrivare a questo, vennero accusati di adorare un idolo, una testa barbuta. Ma era la Santa Sindone, ripiegata in otto e che riproduceva il volto di Gesù Cristo. L'avevano salvata nel 1203 dal saccheggio di Costantinopoli per custodirla".

MT - E i misteri?
MGF - "Alla realtà storica si può affiancare il mistero del loro tesoro, che il re di Francia non trovò".

MT - Passiamo a Reggio. Templari anche qui: possibile?
MGF - "Certo, le tracce sono ancora evidenti, anche se la condanna contro di loro ha fatto in modo che molte venissero cancellate. Reggio era un territorio di passaggio e i Templari presidiavano le vie di comunicazione".

MT - Concretamente, quali prove ci sono?
MGF - "Soprattutto documenti notarili e atti di proprietà. Poi la croce tipica, definita 'patente'. Alcune croci incise sono scampate alla distruzione e sono giunte a noi conservate nelle case-torre dell'Appennino".

MT- Vediamo i luoghi, fra documenti e tracce sul territorio...
MGF - "Avevano terreni dalla Mucciatella sino alla via Emilia, una striscia di terra ininterrotta. Alla Roncina, a Reggio, dove adesso c'è la moderna chiesa e via dei Templari, c'era un luogo di culto templare. Fra Rivalta, San Bartolomeo e Montevacolo c'era un'area templare, oggi conosciuta come Tempie. Lì sorgeva la chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, rimasta sino all'800".

MT - Poi?
MGF - "Hanno presidiato la pieve cimiteriale di Mucciatella. Si sono salvati dai terremoti i sotterranei, che sono molto belli e che la nostra associazione ha contribuito al recupero e a tenere aperti. La collina era  inoltre un punto di osservazione da cui avevano visuale sino alla via Emilia".


MT- E in città?
MGF - "Fra il 1160 e il 1307 c'era l'hospitale di S. Stefano, dove ora c'è l'omonima chiesa. Aveva un chiostro quadrato, dove dormivano i viandanti. Adesso ne rimangono due lati. Alcuni scavi nella piazzetta hanno portato alla luce un cimitero con spoglie di pellegrini e Templari".

MT- Anche i Templari reggiani fecero una tragica fine?
MGF  "Furono processati e assolti nel XIV secolo a Ravenna insieme ad altri membri emiliani. Del resto era chiara l'innocenza. A Reggio erano ben voluti, rispettati e fecero ritorno per amministrare la terra e occuparsi di allevamento. L'ultimo templare reggiano visse nella sua domus sino al 1323, cioè anche dopo i tragici roghi di Parigi".

domenica 26 gennaio 2014

Yorick da forma al mistero con gli X-Files reggiani



Fantasmi, alieni e inquietanti creature vanno in mostra



Finalmente gli enigmi del territorio reggiano avranno una risposta. E' l'idea dell'associazione YORICK PER LA CULTURA unitamente alla rivista YORICK FANTASY MAGAZINE, che hanno lanciato PROGETTO MISTERO2: X-FILES REGGIANI. INDAGINE SULLA FENOMENOLOGIA DEL BIZZARRO FRA L'APPENNINO E IL GRANDE FIUME.
Si tratta di un'iniziativa giocata fra archivi e arte, fra testimonianze e ricognizioni direttamente nei luoghi che sono stati scenario di fatti inspiegabili; che vuole fare luce su avvenimenti apparentemente inspiegabili.

Il PRIMO CASO viene illustrato in questi giorni con il linguaggio fotografico al SIPARIO (viale Allegri 1/a, Reggio Emilia) con la mostra IL SAPONE DEL MALE di MASSIMO TASSI. L'allestimento si propone di fare chiarezza sull'inquietante vicenda della Cianciulli, la "Saponificatrice" che si macchiò dell'omicidio di tre donne fra il 1939 e il 1940.
La mostra IL SAPONE DEL MALE prosegue sino alla mezzanotte di MERC. 5 FEBBRAIO.

E i PROSSIMI X-FILES quali saranno? Ebbene, verranno resi tangibili in AUTUNNO con un'ESPOSIZIONE COLLETTIVA. Ma i creativi che si radunano attorno a Yorick sono già al lavoro. I risultati delle indagini d'archivio e sul territorio vengono infatti messe a disposizione di pittori, scultori e fotografi, pronti a dare forma a ciò che in precedenza era solo astrazione o apparteneva all'immaginario collettivo.

Qualche esempio? NICLA FERRARI racconta il mistero di una tomba medievale che contiene due corpi, BEATRICE RIVA si sta cimentando con il ritrovamento di un...teschio in gabbia a Reggio, MARIA CRISTINA MARTINELLI dà forma al fantasma del castello di Bianello, MASSIMO CANUTI racconta i brividi causati da fantomatiche creature anfibie avvistate nel Secchia e nell'Enza, MARCO ARDUINI ricostruisce con i colori la scomparsa di un aereo durante un'azione bellica, ELEONORA IOTTI e MARY SBROCCHI stanno lavorando pittoricamente sulla Cianciulli fra figurativo e simbolico, WILLIAM DALL'ASTA mette su tela gli strani accadimenti registrati in una casa colonica del Querciolese, EMANUELA CERUTTI rilegge i processi a eretici e streghe, ENZO ZANNI ricostruisce un omicidio apparentemnte inspiegabile del '700 .
E poi: scie luminose nella notte, oggetti misteriosi che sfrecciano in cielo, inspiegabili cerchi nei campi, una presenza spettrale in viale Umberto I e tanti altri brividi.

E' ancora possibile ADERIRE a PROGETTO MISTERO2 : X-FILES REGGIANI, percorso creativo curato da Massimo Tassi. Qui di seguito le linee generali dell'iniziativa. Buoni brividi...



Progetto Mistero2: X-Files reggiani
Indagine sulla fenomenologia del bizzarro fra l'Appennino e il Grande Fiume

Un inquietante essere vive in un torrente dell'Appennino, un oggetto volante viene avvistato negli anni '20 nel cielo della città, i brividi che trapelano dai verbali dei processi alle streghe, l'apparizione di una dama del passato in un castello, una tomba medievale che contiene due corpi, tre donne scompaiono nel nulla in un paese della Bassa, un tentativo di omicidio il cui mandante è un grande letterato del Rinascimento, giganteschi cerchi compaiono nei campi...

Sono alcuni degli enigmatici casi che i creativi soliti radunarsi attorno all'associazione Yorick si preparano ad affrontare per mezzo dei linguaggi espressivi dell'arte.
Un viaggio nell'insolito che, stavolta, dopo la recente mostra di Reggio, si sofferma su misteriosi accadimenti che vengono minuziosamente documentati dai ricercatori di Yorick. Per arrivare oltre a ciò che la scienza e le parole hanno solamente provato a raccontare: un'indagine sulla fenomenologia del bizzarro, dove quello che è da mostrare, sarà mostrato. Senza reticenze.


Cos'è – Si tratta di una mostra che intende sviluppare il tema del mistero attraverso i linguaggi espressivi, dando così vita a un viaggio nell'insolito sorretto da documentazioni storiche, testimonianze, ricerche sul territorio effettuate dallo staff di Yorick.

Dove – L'iniziativa si svolgerà a Reggio Emilia, allestita in uno spazio che abbina l'aspetto storico alla mondanità. La grande mostra collettiva autunnale viene anticipata a gennaio/febbraio 2014 dal caso n. 001 degli X-Files, "Il sapone del male", che rievoca la vicenda della "saponificatrice" Cianciulli.

Quando – Autunno 2014.

Organizzzazione – Il percorso culturale è organizzato dalla rivista Yorick Fantasy Magazine, che fondata nel 1987 è stata più volte insignita del Premio Italia per il lavoro di ricerca e valorizzazione della letteratura del fantastico e del meraviglioso. La rivista è affiancata dall'associazione Yorick per la Cultura, che dal 2001 si propone percorsi tematici attraverso linguaggi espressivi come pittura, fotografia e narrativa.

Curatore – Curatore della mostra è Massimo Tassi, giornalista e narratore. Scrive per Il Resto del Carlino. Esperto di letteratura popolare di genere, ha scritto varie introduzioni per la collana Emilio Salgari - L'opera completa edita da Fabbri e ha tradotto inediti per l'Italia di Robert Howard e H.P. Lovecraft. Studioso di Storia delle religioni, ha partecipato a spedizioni archeologiche in Medio Oriente, dove collabora con l'SBF Museum di Gerusalemme. Ha curato varie mostre e iniziative per enti e associazioni.

Le opere – La partecipazione è possibile concordando preventivamente la tematica e comunque dovrà attingere dai casi dell'insolito e del bizzarro che saranno via via inseriti negli spazi web di Yorick. Le opere dovranno essere di piccolo-medio formato (tecnica libera).

Partecipazione – Aperta a un numero limitato di creativi, a insindacabile giudizio dello staff di Yorick. L'iniziativa non ha scopo di lucro e intende promuovere i linguaggi espressivi attraverso cui si esprime la creatività autoriale. L'organizzazione richiede unicamente la simbolica partecipazione alle spese organizzative e di segreteria.

Promozione evento – Tramite cartolina, spazio on line Yorick Fantasy Magazine e comunicati stampa. La promozione dell'evento è a cura de I Giardini di Afrodisia.

Info – Ass. Yorick per la Cultura: yorickfantasy@yahoo.com . Segreteria organizzativa, Dario Tedeschi (redattore Yorick).

martedì 21 gennaio 2014

MIRKO AMADEI E LA FIAMMA DELLA BELLEZZA - A SCANDIANO ANCORA IN MOSTRA LE SUE OPERE

Continua il successo di questo giovane artista di Cavriago (RE), di nuovo sotto le luci della ribalta. Ben meritata la visibilità e i rimandi alla sua prima personale, che proseguirà sino alla fine di Gennaio.
Due dei suoi primi lavori sono stati esposti a settembre dello scorso anno, nell'ambito dell'evento artistico "Biancaneve non è qui", negli spazi espositivi dell'Università di Modena e Reggio (http://igiardinidiafrodisia.blogspot.it/2013/11/biancaneve-non-e-qui.html). Recente è anche un suo passaggio televisivo negli studi di Teleregggio (http://igiardinidiafrodisia.blogspot.it/2013/12/mirko-amadei-ospite-buongiorno-reggio_30.html) e continua la sua presenza nelle piazze reggiane per la pittura estemporanea (http://igiardinidiafrodisia.blogspot.it/2013/11/arte-in-piazza-per-vivere-la-citta.html).