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martedì 8 novembre 2016

Inaugurazione della collettiva MAI PIÙ: un grande successo

Successo per la giornata inaugurale dell'esposizione collettiva 
MAI PIÙ  
La violenza sulle donne è una ferita aperta

Molto interesse ha suscitato la mostra collettiva che ha aperto i battenti sabato 5 novembre, in occasione della celebrazione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che cade il 25 novembre.
La collettiva, curata e presentata da Stefania Ferrari, vede cinque artisti, Naide Bigliardi, Maria Grazia Candiani, Emanuela Cerutti, Maria Grassi e Nero Levrini, esporre le loro opere negli spazi dell'hotel Mercure-Astoria di Reggio Emilia.

Da sinistra: Stefania Ferrari, Maria Grassi, Nero Levrini, Emanuela Cerutti, Naide Bigliardi, Maria Grazia Candiani


Santo Domingo, 25 novembre 1960.
Tre sorelle, Patria, Maria e Antonia Mirabal, viaggiano su un'auto, di ritorno dal carcere in cui sono rinchiusi i loro mariti, rei di organizzare attività sovversive nei confronti della dittatura di Rafael Tujillo.
L'auto viene intercettata, fermata. Le occupanti fatte scendere e portate a forza in una sperduta piantagione di canna da zucchero.
Lì vengono brutalmente uccise. A bastonate. Poi caricate di nuovo sull'auto, che viene spinta in un dirupo, per simulare un incidente.
La verità verrà comunque a galla, determinando l'innesco per lo scoppio di una rivolta, che determinerà la caduta del dittatore.

Le tre sorelle Mirabal


Per ricordare la morte di queste donne, simbolo di tutte coloro che vengono ogni anno uccise, è stato scelto il 25 novembre come giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
In occasione di questa giornata, questa mostra d'arte collettiva è stata intitolata Mai più (la violenza contro le donne è una ferita aperta).

Mai più. 
E' da credere che questa affermazione sia alquanto utopica, o almeno lo sarà per parecchi decenni ancora. Tuttavia, per molte donne l'arrendersi equivarrebbe al morire lentamente, quindi le iniziative e gli appelli, in ogni modo possibile, continueranno sino a che la violenza e gli abusi sulla popolazione femminile, ovunque si trovi e di qualunque condizione, non saranno cessati e verrà riconosciuto uno stato di diritto, uguaglianza e rispetto per ogni essere umano.
Non a caso si è usata l'espressione “esseri umani”, perché per oltre cinquecento anni, secondo il cristianesimo, le donne non avevano neppure un'anima. In questo senso erano in tutto e per tutto assimilabili alle bestie.
Inculcare quindi nella morale comune, e nella legge, il concetto di donna come essere umano, non è stato immediato. A quanto pare questo processo non è finito e la strada da fare è ancora molta.
Se siamo in questa situazione nel mondo occidentale e sedicente civile, figurarsi come vadano le cose per le donne che abitano in nazioni con religioni e culture più restrittive e fallocentriche della nostra. Stupri, uccisioni e abusi di ogni genere, dalla vergogna delle spose bambine alla costrizione alla prostituzione, l'elenco sarebbe lunghissimo.
Da notare, sempre a proposito di donne e bestie, la bufala che qualche settimana fa circolava in rete, ovvero che l'Isis avrebbe ordinato lo sterminio dei gatti. L'intero popolo web è insorto, indignato più che mai, tanto che la notizia è arrivata anche ad alcune testate autorevoli, che l'hanno ritenuta autentica e rilanciata.
Ebbene, alcuni mesi fa, in giugno, diciannove donne, perlopiù giovani, sono state arse vive perché si erano rifiutate di divenire oggetto sessuale dei miliziani. La notizia è balzata appena all'occhio e ben poca indignazione ha sollevato la cosa. E' evidente, nulla togliendo ai felini, che la sorte di quelle donne, morte realmente, abbia scosso le coscienze molto meno della possibile eliminazione, fittizia, dei gatti.
Qui ci fermiamo per non polemizzare oltre e illustriamo dunque questa mostra, che non è fine a se stessa, come semplice esposizione di opere da ammirare per la loro bellezza, perché queste hanno un preciso significato e un messaggio importante da gridare, in tutta la sua potenza.
Sì è scelto di creare un percorso illustrativo che ponesse l'accento sulla forza e non sul solo essere vittima.
Le donne piangono, perché sono umane, ma hanno spesso una forza interiore insospettabile e un desiderio di reagire e ricominciare a sperare che sembrerebbe contro ogni logica.

Ci sono quattro diversi cammini, che raccontano quattro diverse storie.

Il primo, un video realizzato da Maria Grassi, che dura circa 15 minuti, diviso in due tempi. Nel primo, la storia delle donne di una intera famiglia nell'arco di un secolo (1860 – 1960), attraverso immagini fotografiche e passaggio di frasi e parole, legate allo scorrere degli anni e all'evolversi della loro vita.
Il secondo tempo vede invece come protagoniste alcune dive hollywoodiane, che spesso nascondono la loro fragilità e vite sovente segnate dalle difficoltà, dietro luci e sorrisi.

Sulla sinistra, il video realizzato da Maria Grassi, primo dei quattro percorsi espositivi


Il percorso successivo è rappresentato da una serie di opere fotografiche che prende l'avvio da quadri più luminosi, come quelli di Naide Bigliardi, per giungere a rappresentazioni più cupe, vagamente gotiche, di Emanuela Cerutti, passando da Maria Grazia Candiani e Maria Grassi.

Naide Bigliardi ha scelto il bianco e quindi la luce, perché essa è la vera forza delle sue protagoniste, che possono non avere volto. Perché la loro integrità è stata violata. Perché senza volto sono tutte le donne la cui personalità è stata rubata o distrutta, ma la luce in loro non si è mai spenta, nemmeno se sono prigioniere, in un velato cono d'ombra, che impedisce la fuga verso la libertà di corpo e di pensiero. Il loro mondo può essere stato capovolto, ma sempre troveranno un aggancio, un aiuto insospettabile per poter riemergere.

Le opere di Naide Bigliardi, che ha scelto la luminosità del bianco per esprimere la speranza


Le immagini di Maria Grazia Candiani sottolineano invece alcuni particolari del corpo femminile, soprattutto i capelli, che rappresentano una fiamma inesauribile, un'arma contro la sopraffazione e contro la tristezza e l'abbattimento. Qui la donna è un unicum con la natura, da sempre le appartiene e ne segue i ritmi ancestrali e a lei torna, per trovare conforto e coraggio. La natura non le chiede di essere diversa da ciò che è, perché sarebbe come negare l'essenza stessa del mondo.

Una delle immagini di Maria Grazia Candiani, in cui le parti del corpo femminile ritrovano unità a contatto con la maternità della Natura.


Maria Grassi ha immagini più materiche, più colme, che sembrano più vicine alla vita caotica delle città. Sono murales, sono le donne nascoste dietro i muri delle case, quelle le cui storie non emergono se non, spesso, quando è troppo tardi. Dietro quei vetri in frantumi, si nascondono vite anch'esse in frantumi e con gli sguardi chiedono aiuto, senza poter proferire parola, ammutolite come sono dal terrore. Eppure anche qui la resa non è concessa, non è proprio contemplata, perché le mani, magari di altre donne come loro, si tendono e nell'aiuto reciproco ci si risolleva. Le mani dunque, come emblema di rinascita e speranza.

I quadri materici di Maria Grassi: come murales, raccontano storie di donne


Sono splendide bambole tristi, invece, le protagoniste delle immagini di Emanuela Cerutti. Nella loro perfetta bellezza ci sono crepe, come nella porcellana che ha subito colpi, urti, cadute, capitate tra le mani di un bambino capriccioso e che si è presto annoiato di quel giocattolo, ritenendolo inadatto a passatempi virili. Eppure queste bambole attendono, con rassegnazione, un gesto d'amore, perché non comprendono tanto odio, tanta violenza verso di loro che, invece, hanno amato e ancora, nonostante tutto, amano. Sono figure tragiche, la cui salvezza rimane nell'acquistare consapevolezza del proprio valore come persona.

Le bambole tragiche di Emanuela Cerutti: donano amore anche dopo la violenza


Abbiamo poi il terzo percorso, l'angolo rosso, colore il cui significato è chiaro a tutti. 

L'installazione di Nero Levrini, unico artista uomo presente in questo consesso tutto al femminile, dimostra una particolare sensibilità, estremo rispetto e comprensione del fenomeno.
Nella sua installazione, le scarpe rosse, oggetto ormai emblema della violenza verso l'universo femminile, le catene e visi di donne con evidenti segni di abusi, sono la base di un messaggio molto chiaro di quale sia l'argomento cui si riferisce.

L'installazione emblematica di Nero Levrini


Un'altra opera di Maria Grassi non ha necessità di molti chiarimenti: la mano aperta chiede, impone, un “fermo”, un “mai più”, da parte di questa donna in primo piano, con gli occhi chiusi, per non vedere ancora una volta il suo aggressore, in una estrema difesa.

No! Sembra gridare il gesto di quella mano, nella fotografia di Maria Grassi


Rosso profondo, come il sangue versato, nell'opera di Maria Grazia Candiani, in cui un'ombra minacciosa si avvicina, per tutto oscurare, utilizzando la sua crudeltà per soddisfare un desiderio di vendetta di cui lui solo conosce il motivo.

L'uomo violento è un'ombra minacciosa, che emerge dal rosso sangue di quest'opera inquietante di Maria Grazia Candiani


Di nuovo la bambola di porcellana di Emanuela Cerutti. Anche in questo quadro la nudità senza particolari sessuali richiama l'annullamento della personalità di questa donna e il rosso evoca la violenza subita. Eppure in questa immagine traspare una serenità, una “cicatrizzazione” del dolore, che porterà senza dubbio a un percorso di rinascita possibile.

Una donna asessuata, come una bambola di porcellana, incrinata dalla violenza


Ora, seguendo una serie di fotografie realizzate da Nero Levrini e che ritraggono i piedi di una giovane ballerina classica, l'ultima parte del percorso, la sua soluzione, attraverso una sorta di rituali di passaggio, come nelle antiche fiabe e che spetta a molte donne, in un modo o nell'altro. 

Ogni bambina porta in sé sogni, desideri. Ogni bambina vorrebbe realizzare questi sogni danzando i suoi giorni, ma per alcune la vita riserva prove non facili e quelle belle scarpette di raso non calcano sempre palcoscenici levigati, inciampano, rotolano lungo sentieri accidentati, strappando così la stoffa e lacerando la pelle della danzatrice.
Eppure lei ode ancora quella musica dei sogni, ritrova il coraggio, ignora il dolore e grida e combatte, combatte ancora, pur sempre con la grazia della danza.
E questa danza liberatoria, nella grande immagine di Naide Bigliardi, segna la fine del percorso della bambina e la sua presa di coscienza come donna completa, che la porta a esigere rispetto, senza più paura, senza più angoscia, senza più subire violenza.
Nessuno potrà più farle del male.

Mai più. 

(Stefania Ferrari)

Il gruppo di artisti. Da sinistra: Naide Bigliardi, Maria Grazia Candiani, Maria Grassi, Emanuela Cerutti e, seduto, Nero Levrini 


Parte del pubblico presente alla inaugurazione




venerdì 30 settembre 2016

DIVERTIMENTIFICIO EMILIA: DISCOTECHE FANTASMA



Episodio 2

DIVERTIMENTIFICIO EMILIA: 
DISCOTECHE FANTASMA
Alla ricerca dei vecchi locali da ballo

Massimo Tassi & Collettivo Creativo Yorick

DAL 5 OTTOBRE AL 6 NOVEMBRE 2016

Sala espositiva CAFFÈ DELLA GABELLA

Via Emilia S. Pietro, 73 - Reggio Emilia

dal lunedì al sabato dalle 7 alle 21- domenica dalle 8 alle 13


Com'è oggi l'ingresso dello storico e famoso Marabù


Il popolo della notte ritorna, nelle discoteche FANTASMA.
E' DIVERTIMENTIFICIO EMILIA, iniziativa ideata da Massimo TASSI con il CCY - Collettivo Creativo YORICK.



Dal 5 OTTOBRE, nello spazio espositivo del Caffè della Gabella, storico edificio alle porte del centro di Reggio Emilia.
Per raccontare STORIE DI VECCHIE DISCOTECHE al ritmo della musica, vissuto tra incontri, ricordi e oggetti che diventano icone. Il percorso culturale e di costume è iniziato nel 2015, poi ecco una prima mostra nella primavera 2016. Ora, il 2° episodio, con molte sorprese.
CONCEPT - Tra gli anni '70 e '90, la via Emilia è la spina dorsale su cui s'innestano le grandi discoteche, luoghi di musica e aggregazione. Decenni dopo, Massimo Tassi e il CCY - Collettivo
Creativo Yorick ripercorrono quell'itinerario, dall'Emilia sino alla Riviera Romagnola. Dove le notti sembravano non finire mai, oggi ci
sono soprattutto edifici in rovina. Il percorso diventa occasione per raccogliere testimonianze, suoni, immagini e memorabilia di un tempo che se n'è andato per sempre.
QUANDO - Dal 5 ottobre al 6 novembre 2016
DOVE - Spazio espositivo del Caffè della Gabella (via Emilia S. Pietro 73, Reggio Emilia)
ORARI - Dal lunedì al sabato, ore 7-21; domenica, ore 8-13
INFO - yorickfantasy@yahoo.com
COMUNICAZIONE - Stefania Ferrari - I Giardini di Afrodisia












giovedì 11 agosto 2016

QUANDO LOVECRAFT SI PUO' TOCCARE

Alle montagne della follia

Iniziativa realizzata con materiali eco-compatibili e rispettosa dell'ambiente dedicata al Sognatore di Providence



Lovecraft è diventato realtà, tanto da poter toccare con mano le sue storie.

La rivista YORICK ha promosso un'iniziativa dedicata allo scrittore di Providence e in particolare al suo romanzo d'esplorazione Alle montagne della follia.
L'idea si è concretizzata in una località misteriosa del Trentino, dove il creativo Gino Bedeschi ha dato tangibilità alla suggestioni della storia lovecraftiana.



“Abbiamo ricostruito l'atmosfera incombente della splendida storia di Lovecraft con una installazione creativa realizzata in una località segreta, dove sono state utilizzate le caratteristiche paesaggistiche per sottolineare i rimandi al racconto del maestro”, afferma Bedeschi. “Così si spiegano le gole vertiginose, le pareti incombenti, gli strani pinnacoli di roccia, in cui abbiamo collocato una serie di collage preparati per l'occasione, che rimandano agli argomenti che trapelano da HPL, tra cui l'inquietudine degli studiosi di fronte alla scoperta di tracce di civiltà aliene e preumane”.



Rodolfo Pettazzoni ha documentato fotograficamente l'installazione e la location di rara bellezza.
Qui riportati alcuni scatti, con le rupi inquietanti, l'atmosfera carica di mistero, le rocce dalle forme insolite e i collage, che omaggiano liberamente HPL.






I collage sono a disposizione dei collezionisti lovecraftiani, con firma dell'autore e autentica lovecraftiana rilasciata dalla rivista YORICK e da il Circolo di HPL.

Per la riuscita dell'iniziativa hanno anche collaborato il Circolo di Lovecraft, I Giardini di Afrodisia, l'Howard Club, Juliette Verne, il Gruppo Letterario di Attività Salgariane, Rodolfo Pettazzoni, l'Associazione Yorick per la Cultura.



giovedì 17 marzo 2016

FLORES DIVERSI SVMVS - Personale fotografica di GIANCARLO BONACINI

FLORES DIVERSI SVMVS

Personale fotografica di
GIANCARLO BONACINI




Nel percorso fotografico caratterizzato dalla fusione equilibrata di luce, atmosfera e attenzione al dettaglio, l’autore ci presenta una serie di intensi ritratti di fiori che si stagliano da uno sfondo scuro, rivolti a guardare direttamente lo spettatore a cercare un contatto mentale ed emotivo, quasi a ricordare i volti ritratti da Antonello da Messina. 
In questo senso il percorso si snoda attraverso una sorta di viaggio tra memoria e attualità, tra individualità e collettività, invitandoci ad una riflessione sempre più importante in questo mondo lanciato verso l’omologazione delle persone e dei loro sentimenti: così come non esiste un solo fiore che si muova al vento nello stesso modo degli altri fiori del campo, non esiste una sola persona nel mondo che viva nello stesso modo delle altre persone che la circondano.
Come ogni fiore, che pur crescendo fianco a fianco agli altri, sa sbocciare nel suo modo e nel suo tempo migliore... così anche noi sappiamo amare, soffrire ed evolverci in modo unico e irripetibile.



2 - 30 APRILE 2016


INAUGURAZIONE SABATO 2 APRILE ORE 18


sala espositiva MAX CAFE’
via Guidelli, 1/F - Reggio Emilia


tutti i giorni dal lunedì al sabato ore 7.30 – 19.30 domenica chiuso

a cura di Stefania Ferrari

info: igiardinidiafrodisia@gmail.com