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mercoledì 15 marzo 2017

CONCORSO NAIF "A CASA DI ZA"

A CASA DI ZA

 "Zavattini a Luzzara, suo paese natale, alla finestra dell'osteria del padre" per gentile concessione dell'autore Arturo Zavattini


"A casa di Za - I naif a Luzzara" è il titolo di una iniziativa che vuole radunare i pittori naif nella Bassa. E sottolineare il legame di Cesare Zavattini con la terra emiliana.
Si tratta di una mostra-concorso, che si svolgerà tra maggio e giugno 2017 nel centro di Luzzara, a pochi passi dalla casa della famiglia Zavattini.
La manifestazione sarà a numero chiuso: solamente 40 pittori potranno esporre nel luogo che è uno dei simboli della Bassa, attorniato dalle tipiche campagne e dal Grande Fiume.
E' organizzata dal gruppo culturale I Giardini di Afrodisia con la collaborazione dell'associazione Yorick per la cultura, Ancicafè, Salone Serazzi, Studio Immagine, sito web "Luzzara, un paese".
La foto utilizzata "Zavattini a Luzzara, suo paese natale, alla finestra dell'osteria del padre" per gentile concessione dell'autore Arturo Zavattini.


Bando di Concorso “A casa di Za - Naif a Luzzara”


A casa di Za - Naif a Luzzara è un'iniziativa organizzata dal gruppo culturale I Giardini di Afrodisia, con la collaborazione di Ancicafè di Elena Anceschi, associazione Yorick per la Cultura, Salone di barberia Serazzi, Studio Immagine di Silvia Bosi, sito web Luzzara, un paese.


1 – L’iniziativa si propone in particolare una mostra di quadri naif, riservata a opere strettamente in questo stile.

2 - I creativi potranno partecipare con una sola opera, i quadri non pertinenti non saranno presi in considerazione. La mostra è aperta a un massimo di 40 opere, sino a esaurimento dei posti, assegnati secondo ordine di adesione. Iscrizioni e consegna entro il 4/5/2017 (vedi oltre).

3 - La manifestazione prevede sei premi: targhe artistiche più prodotti tipici. Al termine dell’iniziativa, tutte le opere saranno restituite agli autori. I sei premi sono suddivisi in due sezioni: 1°, 2° e 3° posto assegnati dalla giuria di qualità; più 1°, 2° e 3° posto assegnati dal voto del pubblico, ovvero dai visitatori, che potranno votare il quadro preferito direttamente in loco con apposita scheda.

4 – L’esposizione dei quadri sarà dal 14/5 al 18/6/2017 a Luzzarasecondo il concetto di mostra diffusa sul territorio. Le sedi espositive sono le seguenti, in centro, a poca distanza l’una dall’altra: Ancicafè (via Avanzi 46), Salone Serazzi (via Avanzi 27), Studio Immagine (via Avanzi  52). Orari di apertura: Ancicafè dal lunedì al sabato, ore 6,30-12,30; Studio Immagine dal martedì al sabato, ore 8,30-12,30 e 14,30-19,30; Salone di barbiere Serazzi dal martedì al sabato, ore 8-12 e 15-19.

5 - I quadri dovranno avere misura massima 40 x 50 cm. (cornice compresa) e dovranno essere forniti di adeguato gancio, posizionato centralmente. Iscrizione e consegna tassativamente entro il 4/5/2017 sino a esaurimento dei posti. Punti di raccolta: Luzzara e Reggio Emilia. 
Per concordare le modalità: tel.  334-3881053. Mail:  stefania.arte2@gmail.com.
Le opere dovranno essere accompagnate da alcune informazioni: generalità dell'autore, titolo e tecnica, indirizzo, numero telefonico, mail, eventuale curriculum artistico (sintetico). I dati dei partecipanti saranno tutelati secondo norme privacy.

6 – La collocazione dei quadri nei tre locali, tutti con uguale visibilità e a distanza minima dalla casa di Cesare Zavattiniavverrà tramite sorteggio a cura dell’organizzazione. Ogni locale sarà dotato di un’urna per la raccolta delle preferenze assegnate dai visitatori. Ogni visitatore potrà esprimere preferenza per un solo quadro tra tutti quelli esposti.

7 - L'iniziativa non ha scopo di lucro e si prefigge la valorizzazione dei linguaggi espressivi e del territorio caro a Za. Si richiede unicamente un contributo alle spese organizzative di 25,00 euro per la partecipazione con un quadro. Ogni autore potrà partecipare con una sola opera.

8 – L’inaugurazione dell’iniziativa avverrà domenica 14 maggio p.v. alle ore 10,30 con base e itinerario a partire dall’Ancicafè. Cerimonia conclusiva nello stesso luogo alle ore 10,30 di domenica 18 giugno 2017.  In questa occasione sarà comunicata la composizione della giuria di qualità. L’esito verrà anche comunicato tramite mail e siti web. In caso di assenza dei pittori, potranno ritirare i premi solamente persone munite di delega scritta (ciò previa comunicazione agli organizzatori). Eventuali spese di spedizione per consegna opere e premi saranno a carico dei destinatari. L'organizzazione non si assume responsabilità per eventuali disguidi postali, smarrimenti, furti. L'organizzazione si riserva di poter modificare il presente bando, a proprio insindacabile giudizio, al fine di migliorare la manifestazione. La partecipazione implica la completa accettazione del presente regolamento. Per ogni controversia sarà competente il Foro di Reggio Emilia.

9 – Al termine, verrà realizzato catalogo disponile on line. La mostra avrà visibilità a mezzo stampa e spazi web.


martedì 8 novembre 2016

Inaugurazione della collettiva MAI PIÙ: un grande successo

Successo per la giornata inaugurale dell'esposizione collettiva 
MAI PIÙ  
La violenza sulle donne è una ferita aperta

Molto interesse ha suscitato la mostra collettiva che ha aperto i battenti sabato 5 novembre, in occasione della celebrazione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che cade il 25 novembre.
La collettiva, curata e presentata da Stefania Ferrari, vede cinque artisti, Naide Bigliardi, Maria Grazia Candiani, Emanuela Cerutti, Maria Grassi e Nero Levrini, esporre le loro opere negli spazi dell'hotel Mercure-Astoria di Reggio Emilia.

Da sinistra: Stefania Ferrari, Maria Grassi, Nero Levrini, Emanuela Cerutti, Naide Bigliardi, Maria Grazia Candiani


Santo Domingo, 25 novembre 1960.
Tre sorelle, Patria, Maria e Antonia Mirabal, viaggiano su un'auto, di ritorno dal carcere in cui sono rinchiusi i loro mariti, rei di organizzare attività sovversive nei confronti della dittatura di Rafael Tujillo.
L'auto viene intercettata, fermata. Le occupanti fatte scendere e portate a forza in una sperduta piantagione di canna da zucchero.
Lì vengono brutalmente uccise. A bastonate. Poi caricate di nuovo sull'auto, che viene spinta in un dirupo, per simulare un incidente.
La verità verrà comunque a galla, determinando l'innesco per lo scoppio di una rivolta, che determinerà la caduta del dittatore.

Le tre sorelle Mirabal


Per ricordare la morte di queste donne, simbolo di tutte coloro che vengono ogni anno uccise, è stato scelto il 25 novembre come giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
In occasione di questa giornata, questa mostra d'arte collettiva è stata intitolata Mai più (la violenza contro le donne è una ferita aperta).

Mai più. 
E' da credere che questa affermazione sia alquanto utopica, o almeno lo sarà per parecchi decenni ancora. Tuttavia, per molte donne l'arrendersi equivarrebbe al morire lentamente, quindi le iniziative e gli appelli, in ogni modo possibile, continueranno sino a che la violenza e gli abusi sulla popolazione femminile, ovunque si trovi e di qualunque condizione, non saranno cessati e verrà riconosciuto uno stato di diritto, uguaglianza e rispetto per ogni essere umano.
Non a caso si è usata l'espressione “esseri umani”, perché per oltre cinquecento anni, secondo il cristianesimo, le donne non avevano neppure un'anima. In questo senso erano in tutto e per tutto assimilabili alle bestie.
Inculcare quindi nella morale comune, e nella legge, il concetto di donna come essere umano, non è stato immediato. A quanto pare questo processo non è finito e la strada da fare è ancora molta.
Se siamo in questa situazione nel mondo occidentale e sedicente civile, figurarsi come vadano le cose per le donne che abitano in nazioni con religioni e culture più restrittive e fallocentriche della nostra. Stupri, uccisioni e abusi di ogni genere, dalla vergogna delle spose bambine alla costrizione alla prostituzione, l'elenco sarebbe lunghissimo.
Da notare, sempre a proposito di donne e bestie, la bufala che qualche settimana fa circolava in rete, ovvero che l'Isis avrebbe ordinato lo sterminio dei gatti. L'intero popolo web è insorto, indignato più che mai, tanto che la notizia è arrivata anche ad alcune testate autorevoli, che l'hanno ritenuta autentica e rilanciata.
Ebbene, alcuni mesi fa, in giugno, diciannove donne, perlopiù giovani, sono state arse vive perché si erano rifiutate di divenire oggetto sessuale dei miliziani. La notizia è balzata appena all'occhio e ben poca indignazione ha sollevato la cosa. E' evidente, nulla togliendo ai felini, che la sorte di quelle donne, morte realmente, abbia scosso le coscienze molto meno della possibile eliminazione, fittizia, dei gatti.
Qui ci fermiamo per non polemizzare oltre e illustriamo dunque questa mostra, che non è fine a se stessa, come semplice esposizione di opere da ammirare per la loro bellezza, perché queste hanno un preciso significato e un messaggio importante da gridare, in tutta la sua potenza.
Sì è scelto di creare un percorso illustrativo che ponesse l'accento sulla forza e non sul solo essere vittima.
Le donne piangono, perché sono umane, ma hanno spesso una forza interiore insospettabile e un desiderio di reagire e ricominciare a sperare che sembrerebbe contro ogni logica.

Ci sono quattro diversi cammini, che raccontano quattro diverse storie.

Il primo, un video realizzato da Maria Grassi, che dura circa 15 minuti, diviso in due tempi. Nel primo, la storia delle donne di una intera famiglia nell'arco di un secolo (1860 – 1960), attraverso immagini fotografiche e passaggio di frasi e parole, legate allo scorrere degli anni e all'evolversi della loro vita.
Il secondo tempo vede invece come protagoniste alcune dive hollywoodiane, che spesso nascondono la loro fragilità e vite sovente segnate dalle difficoltà, dietro luci e sorrisi.

Sulla sinistra, il video realizzato da Maria Grassi, primo dei quattro percorsi espositivi


Il percorso successivo è rappresentato da una serie di opere fotografiche che prende l'avvio da quadri più luminosi, come quelli di Naide Bigliardi, per giungere a rappresentazioni più cupe, vagamente gotiche, di Emanuela Cerutti, passando da Maria Grazia Candiani e Maria Grassi.

Naide Bigliardi ha scelto il bianco e quindi la luce, perché essa è la vera forza delle sue protagoniste, che possono non avere volto. Perché la loro integrità è stata violata. Perché senza volto sono tutte le donne la cui personalità è stata rubata o distrutta, ma la luce in loro non si è mai spenta, nemmeno se sono prigioniere, in un velato cono d'ombra, che impedisce la fuga verso la libertà di corpo e di pensiero. Il loro mondo può essere stato capovolto, ma sempre troveranno un aggancio, un aiuto insospettabile per poter riemergere.

Le opere di Naide Bigliardi, che ha scelto la luminosità del bianco per esprimere la speranza


Le immagini di Maria Grazia Candiani sottolineano invece alcuni particolari del corpo femminile, soprattutto i capelli, che rappresentano una fiamma inesauribile, un'arma contro la sopraffazione e contro la tristezza e l'abbattimento. Qui la donna è un unicum con la natura, da sempre le appartiene e ne segue i ritmi ancestrali e a lei torna, per trovare conforto e coraggio. La natura non le chiede di essere diversa da ciò che è, perché sarebbe come negare l'essenza stessa del mondo.

Una delle immagini di Maria Grazia Candiani, in cui le parti del corpo femminile ritrovano unità a contatto con la maternità della Natura.


Maria Grassi ha immagini più materiche, più colme, che sembrano più vicine alla vita caotica delle città. Sono murales, sono le donne nascoste dietro i muri delle case, quelle le cui storie non emergono se non, spesso, quando è troppo tardi. Dietro quei vetri in frantumi, si nascondono vite anch'esse in frantumi e con gli sguardi chiedono aiuto, senza poter proferire parola, ammutolite come sono dal terrore. Eppure anche qui la resa non è concessa, non è proprio contemplata, perché le mani, magari di altre donne come loro, si tendono e nell'aiuto reciproco ci si risolleva. Le mani dunque, come emblema di rinascita e speranza.

I quadri materici di Maria Grassi: come murales, raccontano storie di donne


Sono splendide bambole tristi, invece, le protagoniste delle immagini di Emanuela Cerutti. Nella loro perfetta bellezza ci sono crepe, come nella porcellana che ha subito colpi, urti, cadute, capitate tra le mani di un bambino capriccioso e che si è presto annoiato di quel giocattolo, ritenendolo inadatto a passatempi virili. Eppure queste bambole attendono, con rassegnazione, un gesto d'amore, perché non comprendono tanto odio, tanta violenza verso di loro che, invece, hanno amato e ancora, nonostante tutto, amano. Sono figure tragiche, la cui salvezza rimane nell'acquistare consapevolezza del proprio valore come persona.

Le bambole tragiche di Emanuela Cerutti: donano amore anche dopo la violenza


Abbiamo poi il terzo percorso, l'angolo rosso, colore il cui significato è chiaro a tutti. 

L'installazione di Nero Levrini, unico artista uomo presente in questo consesso tutto al femminile, dimostra una particolare sensibilità, estremo rispetto e comprensione del fenomeno.
Nella sua installazione, le scarpe rosse, oggetto ormai emblema della violenza verso l'universo femminile, le catene e visi di donne con evidenti segni di abusi, sono la base di un messaggio molto chiaro di quale sia l'argomento cui si riferisce.

L'installazione emblematica di Nero Levrini


Un'altra opera di Maria Grassi non ha necessità di molti chiarimenti: la mano aperta chiede, impone, un “fermo”, un “mai più”, da parte di questa donna in primo piano, con gli occhi chiusi, per non vedere ancora una volta il suo aggressore, in una estrema difesa.

No! Sembra gridare il gesto di quella mano, nella fotografia di Maria Grassi


Rosso profondo, come il sangue versato, nell'opera di Maria Grazia Candiani, in cui un'ombra minacciosa si avvicina, per tutto oscurare, utilizzando la sua crudeltà per soddisfare un desiderio di vendetta di cui lui solo conosce il motivo.

L'uomo violento è un'ombra minacciosa, che emerge dal rosso sangue di quest'opera inquietante di Maria Grazia Candiani


Di nuovo la bambola di porcellana di Emanuela Cerutti. Anche in questo quadro la nudità senza particolari sessuali richiama l'annullamento della personalità di questa donna e il rosso evoca la violenza subita. Eppure in questa immagine traspare una serenità, una “cicatrizzazione” del dolore, che porterà senza dubbio a un percorso di rinascita possibile.

Una donna asessuata, come una bambola di porcellana, incrinata dalla violenza


Ora, seguendo una serie di fotografie realizzate da Nero Levrini e che ritraggono i piedi di una giovane ballerina classica, l'ultima parte del percorso, la sua soluzione, attraverso una sorta di rituali di passaggio, come nelle antiche fiabe e che spetta a molte donne, in un modo o nell'altro. 

Ogni bambina porta in sé sogni, desideri. Ogni bambina vorrebbe realizzare questi sogni danzando i suoi giorni, ma per alcune la vita riserva prove non facili e quelle belle scarpette di raso non calcano sempre palcoscenici levigati, inciampano, rotolano lungo sentieri accidentati, strappando così la stoffa e lacerando la pelle della danzatrice.
Eppure lei ode ancora quella musica dei sogni, ritrova il coraggio, ignora il dolore e grida e combatte, combatte ancora, pur sempre con la grazia della danza.
E questa danza liberatoria, nella grande immagine di Naide Bigliardi, segna la fine del percorso della bambina e la sua presa di coscienza come donna completa, che la porta a esigere rispetto, senza più paura, senza più angoscia, senza più subire violenza.
Nessuno potrà più farle del male.

Mai più. 

(Stefania Ferrari)

Il gruppo di artisti. Da sinistra: Naide Bigliardi, Maria Grazia Candiani, Maria Grassi, Emanuela Cerutti e, seduto, Nero Levrini 


Parte del pubblico presente alla inaugurazione




domenica 30 ottobre 2016

MAI PIÙ - La violenza contro le donne è una ferita aperta


MAI PIÙ

La violenza contro le donne è una ferita aperta




a cura di Stefania Ferrari

In occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita in seguito all'omicidio di tre dominicane, le sorelle Mirabal, schieratesi contro la dittatura della loro nazione nel 1960, una mostra per ricordare tutte le donne vittime di abusi. Cinque menti creative, Naide Bigliardi, Maria Grazia Candiani, Emanuela Cerutti, Maria Grassi e Nero Levrini, espongono le loro opere di forte impatto e sensibilità, affinché l'arte sia opportunità per sensibilizzare le coscienze su un problema sociale e umano ancora lontano dall'essere risolto.


5 - 30 Novembre 2016


INAUGURAZIONE SABATO 5 NOVEMBRE ORE 17



sala espositiva HOTEL MERCURE - ASTORIA

via Leopoldo Nobili, 2 Reggio Emilia
Mostra visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 19



lunedì 24 ottobre 2016

Diu al ghè - L’origine de la vie - Mostra di scultura erotica



Diu al ghè - L'origine de la vie

Mostra di scultura erotica






Dal 20 ottobre al 17 dicembre 2016

Centro d’Arte “Medardo Rosso”

via Firenze, 3 - Montecavolo (RE)



INAUGURAZIONE SABATO 29 OTTOBRE ORE 16,30



Intervengono e illustrano le opere i critici d'arte Alfredo Gianolio e Stefania Ferrari.
Lettura teatrale di Claudio Bedocchi Giuseppe Ombrini: la letteratura erotica italiana nei testi di Elsa Morante, Alberto Moravia e Pier Vittorio Tondelli.


L'eros come forza motrice, creatrice e istinto ludico, sacra unione e profana passione, partendo dalle rappresentazioni più concettuali per giungere a quelle simboliche, allusive, esplicite e umoristicamente provocatorie.
Quindici scultori, Remo Delmonte, Loredana Del Rio, Annalisa Fanfoni, Carla Fontanesi, Gral, Giovanni Laurent Cossu, Graziella Monari, Vasco Montecchi, Giordano Montorsi, Mario Pavesi, Giorgio Romani, Michele Sassi, Giovanni Tamburelli, Wal e Angelo Zani, hanno deciso di indagare tutte le sfaccettature dell'eros, riunendo in una esposizione opere che raccontano di Eva e Adamo dopo il morso al frutto dell'albero proibito, pienamente coscienti della propria sessualità, e di di quella dell'altro, scoprendosi sorpresi, curiosi, attratti e inebriati dall'insondabile enigma del desiderio e del possesso, dell'amore che cerca il corpo, dell'anima che anela i sensi.
Attraverso l'arte, narratrice libera, eterna e universale, immune alla mutevole babele linguistica, viene narrato il mistero di quella scintilla bramosa che spinge il due a ritornare uno in una spirale di estatici incastri, per mezzo della seduzione consapevole del corpo, grazie al linguaggio fascinoso delle forme e a un po' di ironia, per sdrammatizzare l'intimo più profondo.
Questi gli ingredienti della mostra che, in quanto tale, nulla nasconde e tutto svela, senza moralistici orpelli, seguendo il ritmo di un affannoso sospiro.

(Stefania Ferrari)

martedì 11 ottobre 2016

TU CHE MI HAI RUBATO IL CUOR – LA MUSICA DELL'ANIMA


NOTE DELL'ANIMA NEI DIPINTI 
DELLA GALLERIA S. MARCO

Una collettiva per dipingere la musica che scaturisce dall'anima e alla quale hanno partecipato sei pittori, Elisa Beltrame, Ivan Lazzaretti, Francesca Mori, Ferruccio Mirandola, Armando Nizzoli, Alberto Tellini, affiancati da un settimo, eclettico artista, Rusp@, con una personale collaterale dal titolo "La musica del Mondo", presso la Galleria S. Marco, via Saccani 2 a Boretto (RE), sotto la sensibile direzione di Cristina Bernardi.
Inaugurata sabato 8 ottobre, proseguirà sino al 16, con apertura festivi e prefestivi dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19.

Due opere di Rusp@, nella personale collaterale La musica del Mondo







Cristina Bernardi, direttrice della Galleria S. Marco e Stefania Ferrari de I Giardini di Afrodisia


IL VOTO ALLE DONNE RICORDATO CON L'ARTE


DIECIMARZO46


Otto artiste rilanciano con le loro opere una data importantissima nella storia della democrazia italiana e soprattutto nella battaglia per i diritti delle donne: il primo voto concesso loro, rendendole così cittadine attive a pieno titolo. 
Maddalena Barletta, Giorgia Beltrami, Simonetta Berruti, Valentina Biasetti, Myriam Cappelletti, Emanuela Cerutti, Cristina Iotti e Susy Manzo hanno esposto opere che richiamano il pensiero femminile sulla visione del mondo. L'esposizione, curata da Nicla Ferrari, si protrarrà sino al 9 novembre, visitabile a ingresso libero presso Spazio ART E', via Battaglione Toscano 1/b a Reggio Emilia, con orari dalle 9 alle 19 tutti i giorni tranne il mercoledì.










Stefania Ferrari de I Giardini di Afrodisia e Nicla Ferrari, pittrice,  qui in veste di curatrice della mostra

domenica 2 ottobre 2016

SUCCESSO PER I NAIFS DEL PO

I NAIFS DEL PO INAUGURANO IN GRANDE STILE

Grande successo per l'inaugurazione della terza edizione de I naifs del Po, che si terrà sino alla fine di ottobre 2016 nella Sala di Falegnami di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri (RE).
Come sempre un folto pubblico di appassionati ha presenziato all'apertura di questo appuntamento, ormai consolidato nel panorama artistico della Bassa, ma non solo, promosso e organizzato dal Club delle Arti Reggiane.
Dimostrandosi più vitale che mai, il naif e i suoi tanti artisti rinnova la sua presenza con quattordici pittori che si sono impegnati nell'esprimere, ognuno secondo il proprio modo di raccontarsi, sentimenti, visoni e desideri, ricordi e speranze, racchiusi, ma solo in apparenza, nei limiti di una tela e di una cornice. In realtà, spaziando tra i pensieri e le onde del tempo.

Stefania Ferrari






La pittrice Roberta Valducci (Azzurra la Naif) e la gallerista Cristina Bernardi

Foto di gruppo durante l'inaugurazione

Roberta Valducci, Cristina Bernardi e Stefania Ferrari de I Giardini di Afrodisia




venerdì 30 settembre 2016

I NAIFS DEL PO - TERZA EDIZIONE

I Naïfs del Po
Terza edizione



Da sabato 1 ottobre sino alla fine del mese, la cittadina rivierasca di Gualtieri (RE) ospiterà, per il terzo anno consecutivo, la rassega di pittura I Naïfs del Po, in un tripudio di immagini rubate alle campagne e alla fantasia, omaggiando, ma soprattutto sottolineando, la vitalità e il desiderio di riaffermazione di questo stile pittorico, che tanto è legato alla terra solcata dal Po. 
La Sala Falegnami, all'interno di Palazzo Bentivoglio, vedrà riportato alla luce un mondo agreste che rimanda a tradizioni mai dimenticate e che il velo della nostalgia mantiene vivo, grazie alla organizzazione e cura, anche di questa edizione, da parte del Club delle Arti Reggiane, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura di Gualtieri.

Alberta Baglione, Brenno Benatti, Fausto Bianchini, Luigi Camellini, Paolo Camellini, Augusto Fantini, Dino Fiorini, Franco Mora, Gianni Pontiroli, Natale Rovesti, Gianni Samini, Roberta Valducci (Azzurra la Naïf), Serafino Valla, Gianni Verona sono i quattordici artisti che si sono cimentati nella realizzazione di opere che rappresentano una memoria storica tramandata tramite l'arte.

Tra animali da cortile, covoni di fieno, barche su fiume, rezdore che impastano sapientemente uova e farina, allegorie fantasiose della natura, il naïf è più che mai vivo e la sua storia resta legata alle stagioni, che scandiscono la vita con ritmo lento e regolare, al sole, ai campi, ai galli multicolori che razzolano nell'aia, ma in special modo, alle persone, grate a una campagna dolce e materna, che dona i suoi frutti in cambio di un rispetto che sopravvive e si racconta nelle tele de I Naïfs del Po.
La mostra è l'esempio più lampante di come la pittura naif sia più che mai viva e sia stata capace di evolversi con il tempo, mantenendo intatto il suo spirito, la sua candida anima, che oggi risplende  a Gualtieri.
La mostra è aperta il sabato e la domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 19.


(Stefania Ferrari)